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AAA Piano di Emergenza Comunale aggiornasi !

Alessandra Tesonedi ALESSANDRA TESONE

È passato un anno da quando la terra ha tremato nel centro Italia. Ognuno di noi, abitanti di un territorio così simile a quello colpito dal sisma, si è immedesimato nei sentimenti di paura ed impotenza vissuti dalle popolazioni colpite da distruzione e morte. Ancora una volta è emersa chiara la consapevolezza che il nostro territorio, bellissimo e variegato nella sua morfologia e struttura, è frutto di un pianeta che è vivo. La presunzione e l’arroganza dell’uomo nel credere di poter piegare ogni elemento alle proprie futili esigenze è stata ancora una volta spazzata via dalla furia di un evento tanto imprevedibile quanto violento e drammatico nei suoi effetti.

È in momenti come questi che la consapevolezza che Lui, il Pianeta, vince sempre e comunque, non può però tramutarsi in rassegnazione, ma deve essere la molla per acquisire una nuova visione della propria condizione e per unirci con un unico obiettivo: essere pronti la prossima volta. Perché non sappiamo quando, dove e come ma sappiamo per certo che ci sarà nel nostro futuro un’altra emergenza del genere. E stavolta noi dovremo essere pronti.

Questa imprevedibilità l’uomo l’ha tradotta in due parole, due parole che devono rappresentare un monito per tutti coloro che vivono nelle nostre zone, monito che le nostre amministrazioni devono gestire come priorità: rischio sismico.

Un monito che, come cittadini, abbiamo il dovere ed il diritto di pretendere che non sia né sottovalutato né tantomeno ignorato in tutte le sue implicazioni, non ultima quella di saper gestire in modo efficiente ed efficace i momenti drammatici che seguono il verificarsi di tali eventi, perché essere pronti significa sapere “cosa” fare e soprattutto “come” farlo.

La definizione delle modalità di intervento e le relative responsabilità che le amministrazioni comunali devono porre in essere al verificarsi di eventi di calamità naturali di questo tipo in zone ad alto rischio sismico è oggetto di un documento di cui ogni amministrazione comunale deve disporre: il Piano di Emergenza Comunale (PEC). DSC4892

La direttiva del Dipartimento della Protezione Civile che definisce gli obiettivi del PEC recita infatti: «Il PEC è uno strumento operativo che contiene tutte le procedure per fronteggiare una qualsiasi calamità attesa o imprevista in un determinato territorio, consentendo alle autorità di predisporre e coordinare gli interventi di soccorso a tutela della popolazione e garantendo con ogni mezzo il mantenimento del livello di vita “civile” messo in crisi da una situazione che comporta gravi disagi fisici e psicologici.  Inoltre, il PEC rappresenta uno strumento “dinamico” che andrà periodicamente revisionato e aggiornato al fine di operare in caso di emergenza con adeguata tempestività e competenza. Ma un aspetto fondamentale del PEC è la sua funzione pubblica, cioè, non deve essere un documento riservato agli addetti ai lavori, ma deve essere adeguatamente diffuso e messo a disposizione del normale cittadino, in modo da far conoscere i rischi della realtà locale e diffondere conoscenza anche nel campo della gestione del rischio. Questo affinché ogni cittadino sia messo nelle condizioni di affrontare le situazioni emergenziali con coscienza e al fine di ridurre i rischi per sé stesso e per gli altri».

Ma il Comune di Castel di Sangro dispone di un Piano di Emergenza Comunale?

Come previsto dalla normativa vigente, anche la nostra amministrazione comunale ha adottato un PEC che però risale al 2010. Da allora  non sono più stati aggiornati né i dati relativi al censimento della popolazione residente né quelli catastali degli edifici dichiarati “sensibili” o “strategici” (scuole, ospedali, uffici pubblici, strutture alberghiere, etc.). Nel 2016 sono stati finalmente aggiornati almeno i dati relativi al personale addetto ad importanti funzioni di coordinamento delle operazioni di gestione delle “crisi” (basti pensare che fino all’anno scorso nell’attuale PEC figuravano i nominativi di persone che ormai non ricoprivano più alcuna carica nella funzione pubblica essendo andate in pensione). Uno dei punti chiave del PEC è anche quello di prevedere la definizione delle cosiddette Aree di Attesa (AA) e cioè i luoghi identificati dall’amministrazione comunale come i Punti di Raccolta della popolazione in caso di emergenza.

Bene, nel PEC definito dall’amministrazione comunale di Castel di Sangro sono state individuate solo 3 AA, compresa quella della frazione di Roccacinquemiglia. Solo 3 AA all’interno di un territorio che si estende per quasi 85 kmq e con una popolazione residente di oltre 6mila abitanti che, nei periodi di massimo afflusso turistico, diventano 15mila. E, se non bastasse l’esiguità del numero delle AA, va evidenziato che una di esse (piazza 7 novembre) è di fatto inutilizzabile come AA in quanto occupata, per molti mesi all’anno, dal mercatino con tanto di trenino per i bambini ed abete natalizio.

Un’altra criticità è senz’altro l’assenza di un’adeguata politica di coinvolgimento della popolazione. L’informazione e la formazione dei cittadini sul “cosa” fare e “come” farlo sono evidentemente i presupposti per una gestione dell’emergenza che sia il più possibile rapida, efficace ed efficiente.

Ed ecco quindi la necessità di pianificare l’adeguamento della cartellonistica stradale che renda visibile la localizzazione delle Aree di Attesa e, soprattutto, identifichi immediatamente la sede del Centro Operativo Comunale (COC), la “cabina di regia” che monitora l’emergenza e coordina gli interventi.

Ma ancora non basta. Occorre predisporre ed organizzare un’attività di esercitazione sul campo che coinvolga la popolazione in modo ripetuto e costante per far sì che la cultura della sicurezza e della gestione dell’emergenza si radicalizzi in ognuno di noi. La scuola in questo senso fa la sua parte preparando i nostri figli, ma chi ci amministra deve orientare la propria azione avviando una campagna incisiva e capillare in modo da estendere il più possibile all’intera comunità questo senso di responsabilità e appartenenza. Un nuovo PEC, i cui contenuti siano la base di un cambio di marcia nel modo di intendere il nostro territorio. Un nuovo insieme di regole da fare nostre, ognuno di noi, senza distinzione e con un fine comune.

Per non farci trovare impreparati.

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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