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società

Dall’integrazione all’inclusione scolastica

Alessandra Fisco BNDI ALESSANDRA FISCO

Gli anni più lieti per me partono da quelli delle scuole medie, dove ho trovato un ambiente somigliante a quello della famiglia. Oltre ad attenermi alle regole dello studiare, ho vissuto esperienze positive che mi hanno arricchito la personalità. Del resto l’istituzione scolastica degli anni Settanta si proponeva proprio di assumere “il carattere di una comunità che interagisce con la più vasta comunità sociale e civica” (D.P.R. n. 416/1974), oltre che di quella familiare per tutti e per ciascun ragazzo. L’Italia, quasi unica nazione del mondo, voleva istruire e formare i portatori  di handicap con l’integrazione nelle classi comuni e non più nelle classi differenziali o nelle scuole speciali.

La scuola innovata ed innovativa, non più “apparato” ma “servizio” voleva, partendo dai più piccoli, insegnare ad accettare tutti gli altri come “risorsa”. I programmi scolastici però, non davano la definizione di handicap, rimandando a quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: handicap, in inglese ostacolo, era “la condizione di svantaggio, vissuta da una persona a seguito di una menomazione o disabilità che limita o impedisce l’adempimento del ruolo considerato normale in relazione all’età, al sesso e ai fattori socio-culturali”. Dal 1977 la classe dell’alunno portatore di handicap veniva seguita da un insegnante di sostegno per ogni quattro alunni della scuola. Erano previsti rapporti diversi per i casi gravi. L’art. 32 della nostra Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della comunità”. Il servizio sanitario nazionale garantisce il diritto alle cure attraverso le Regioni e le Aziende Sanitarie Locali, un diritto stabilito, fin dagli anni Cinquanta, dalla normativa italiana che ricorda indistintamente la cura delle malattie acute e di quelle croniche. La legge del 04/08/1955 n. 692 statuisce, inoltre, che l’assistenza sanitaria deve essere fornita, indipendentemente dalla durata, alle persone colpite da malattie specifiche della vecchiaia. La legge del 23/12/1978 ribadisce che “le ASL sono obbligate a provvedere alla tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e rimuovere le condizioni che possano concorrere alla loro emarginazione”. Evidente finalità delle leggi appare, dunque, combattere l’ignoranza, l’emarginazione e la solitudine della persona di qualunque età e condizione di salute e di malattia. Sia l’integrazione sia l’assistenza sanitaria, dalle leggi citate, risultano garanzia di tutela dei diritti di ciascuna persona, affinché possa essere il più possibile conseguita l’aspirazione, già degli antichi Romani, “Mens sana in corpore sano”. La legislazione italiana è la più aperta e civile del mondo: se inadeguate risultano l'applicazione e l’attuazione delle leggi dipende dagli uomini che le realizzano e da noi utenza, che dobbiamo diventare sempre più e meglio consapevoli di quello che dobbiamo ottenere e che ci spetta. Forse continuerò questo discorso, giungendo ai nostri giorni.

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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