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politica e palazzo

UN MARZIANO A ROMA

Alfredo Fiorittodi Alfredo Fioritto

Nel mio piccolo e personale “Pantheon” degli abruzzesi famosi, oltre a Spaventa (Silvio), Croce, Tosti e, ovviamente, Patini un posto speciale e caro ce l’ha Ennio Flaiano. Per diverse ragioni. Personali, perché ne sentivo parlare da bambino da mio padre e dal suo amico Pasquale Scarpitti che lo frequentavano a Roma durante gli studi universitari, ma soprattutto culturali e umane perché ammiro la sua scrittura, semplice ed efficace, e la sua ironia. Cito Flaiano perché sono affezionato a un suo breve e folgorante racconto che si intitola “Un marziano a Roma”. Se non lo avete letto ve lo raccomando, poche pagine ma molto divertenti e allo stesso tempo profonde e poetiche.

È la storia di un marziano, dalle sembianze umane, che atterra, non si sa come e perché, a Roma, a Villa Borghese. Il suo arrivo, che diventa la notizia del giorno, suscita interrogativi, speranze e aspettative: tutto sarà diverso d’ora in poi, il marziano metterà fine alle angherie e inaugurerà un nuovo mondo di pace e giustizia. Tutti vogliono incontrare il marziano: il Papa, il Presidente della Repubblica; diventa l’ospite più ambito dei salotti romani e viene invitato alle feste e alle inaugurazioni. Il racconto mostra come però, col passar del tempo, il marziano diventi uno dei tanti: dalle stelle alle stalle in pochi mesi. Con quel cinismo tipico dei romani (e forse di tutti gli italiani) il grande personaggio viene subito ridimensionato e archiviato in attesa del prossimo. L’ultima scena è, poi, geniale: il marziano, anche lui un po’ deluso e annoiato, vuole ripartire ma scopre che la sua astronave è stata pignorata dai creditori.

Vi chiederete perché vi parlo del marziano. Al di là del valore universale del racconto, mi sono chiesto se, per caso, qualcuno mi abbia scambiato per “Un marziano... a Castello”. Voglio subito rassicurare tutti sul fatto che non mi sono mai sentito, e non mi sento, un marziano: qui sono le mie radici e qui ho passato e passerò parte della mia vita. Le idee e le proposte che io e gli amici e colleghi di Progetto Comune abbiamo messo in campo in campagna elettorale sono ancora tutte valide: non abbiamo mai promesso miracoli ma avanzato proposte concrete e realizzabili per migliorare la qualità della vita e far crescere le opportunità di lavoro.  

E proprio perché non sono (e non siamo) marziani, giunti a metà della consiliatura è giusto e opportuno tirare le somme di questi primi due anni e mezzo di opposizione e preparare i prossimi fino alla nuova campagna elettorale. Non basta questo articolo ma vorrei aprire una riflessione comune sui bilanci e sulle prospettive. Se Progetto Comune non vuol essere una meteora (o un marziano) ma vuole diventare un protagonista stabile della politica castellana e sangrina deve affrontare i prossimi due anni con quello slancio, quella generosità e quella creatività che hanno caratterizzato la precedente campagna elettorale e che ci hanno fatto arrivare a un passo dalla vittoria.  

Per quanto mi riguarda, credo che il bilancio politico e amministrativo di questi primi anni sia più che positivo. Mi riferisco sia all’azione del gruppo consiliare sia a quella dell’associazione e di questo giornale ma, dato il mio ruolo, vorrei concentrarmi sull’attività del gruppo dei consiglieri di Progetto Comune. Non credo di sbagliare se dico, con una punta di orgoglio, che la nostra presenza in Consiglio, sia per la costanza della presenza sia per la qualità degli interventi e delle proposte, sia un fatto nuovo e altamente positivo per l’amministrazione castellana. Abbiamo sempre svolto un ruolo di controllo puntuale sull’attività della giunta e abbiamo denunciato e fermato azioni dannose e contrarie agli interessi dei cittadini.

Siamo stati (e saremo) critici, ma anche propositivi e capaci di apprezzare e votare le proposte della maggioranza che ci sembrano legittime e opportune: chi segue i Consigli conosce il nostro stile e sa quante proposte migliorative abbiamo avanzato. Ovviamente la maggioranza non lo ammetterà mai, ma la nostra presenza attenta, competente e critica ha costretto anche loro ad una maggiore attenzione nell’avanzare proposte... irricevibili.

Tanti sono i temi e i casi affrontati sui quali ci siamo battuti in Consiglio e non solo lì: dalla prevenzione degli abusi edilizi, alla bonifica della discarica abusiva di Santa Liberata; dalla questione dell’impianto di compostaggio di Bocche di Forli alla vicenda della Pax Christi; dalla questione dei dehors alle spese della Pro Loco. Tanti sono i casi in cui la nostra opposizione è riuscita ad evitare danni e tanti sono i casi in cui abbiamo direttamente contribuito ad ottenere qualche risultato per i cittadini (penso alle proposte e alla mobilitazione per evitare l’eccessivo ridimensionamento dell’ospedale). Abbiamo, da tempo, proposto un regolamento sul cosiddetto baratto amministrativo (che ancora non viene portato in decisione dalla maggioranza). Abbiamo recentemente proposto e ottenuto la rotazione deli incarichi e degli affidamenti dei contratti senza gara (ci sono precise norme statali e c’è una circolare dell’Autorità anti corruzione che lo prevede). Proporremo a breve una delibera per avviare le certificazioni bianche dei boschi (invece dei tagli insensati).

Credo e spero sia evidente quello che ci differenzia dalla maggioranza che ci governa. In primo luogo, noi siamo un gruppo e ciascuno di noi in Consiglio prende la parola e contribuisce con le proprie competenze a criticare o a proporre. Nel campo loro c’è solo il sindaco (oggi anche presidente) che parla, parla... parla in genere per vantarsi dei suoi successi ottenuti grazie alle sue amicizie che vanno dal centrodestra al centrosinistra (e domani chissà). Con un curioso ondeggiamento tra le critiche al governo (che affama i comuni) e la celebrazione dei successi ottenuti grazie ai fondi dello stesso governo (leggi Masterplan e i milioni per gli impianti da sci e quant’altro). E, infine, con la continua citazione di dati buttati lì a casaccio (da ultimo, 15mila persone al concerto dei Ricchi e Poveri? Come li ha contati?).

Questo stile proprio non ci piace.

E, al di là dello stile, non ci piacciono e non ci convincono neppure le proposte in campo economico (ammesso che ce ne siano) che si limitano a perseguire un non ben chiaro miracoloso sviluppo turistico facendo concorrenza al Trentino o alla Val d’Aosta (ma ci sono mai stati in questi posti? Quanta spazzatura per terra e quanti abusi edilizi hanno visto a Cortina o a Courmayeur?). Non ci convincono neppure le scelte relative ai servizi pubblici: siamo sicuri che il Cogesa sia stata la scelta migliore, considerate le strade e i giardini sporchi e le tariffe stellari? E i risparmi sull’illuminazione che dovevano arrivare dal contratto stipulato con la CPL Concordia dove sono? Ma potremmo chiederci anche... dov’è l’illuminazione?

Per chiudere, e per tornare al marziano, vorrei tornare a rassicurare chi pensa (o spera) che io sia un marziano, che sono un terrestre e che, senza astronavi, ma con treni, autobus e auto sono in grado di essere presente... quanto basta.

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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