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politica e palazzo

PRO LOCO

Daniele Marinellidi Daniele Marinelli

EPPUR SI MUOVE...

Parlare di Pro Loco a Castel di Sangro, in una città con una spiccata attitudine al turismo, dovrebbe essere parte di una riflessione sulle iniziative culturali, le manifestazioni e le attività di promozione del territorio. Parlare di Pro Loco a Castel di Sangro significa invece, purtroppo, parlare di bilanci, debiti e banche. La situazione debitoria dell’associazione è fin troppo nota: tanti castellani aspettano da mesi – in alcuni casi da anni – di essere pagati. Progetto Comune da oltre un anno e mezzo propone, inascoltato, di discutere una soluzione possibile.

Di fronte all’irresponsabile attendismo di Caruso, in occasione dell’ultimo consiglio comunale abbiamo presentato una mozione, chiedendo lo stop ai finanziamenti pubblici. Con straordinario tempismo la Pro Loco, pochi giorni prima della discussione sulla mozione, si è riunita in assemblea, alla presenza di un piccolo gruppetto di iscritti, approvando i bilanci preventivi e i bilanci consuntivi del 2014, del 2015 e del 2016. Seppure il metodo risulti piuttosto singolare, l’approvazione dei bilanci della Pro Loco è da considerare un fatto molto positivo, che da tempo auspicavamo. Si tratta certamente del primo passo necessario per fare un po’ di chiarezza e cercare di ricondurre la vicenda a una condizione di normalità. Abbiamo così chiesto e ottenuto il rinvio della discussione sulla nostra mozione, in attesa di conoscere dati e numeri dei documenti approvati dall’associazione.

Presa visione dei bilanci, valuteremo le iniziative politiche da intraprendere per salvaguardare innanzitutto i castellani, vittime del danno e della beffa: il danno di avere finanziato attraverso il bilancio pubblico un’associazione che ha perso il controllo della propria situazione economica; la beffa di ritrovarsi – vale per molte aziende locali – ad essere creditori della Pro Loco, vedendo materializzarsi la concreta ipotesi di non riuscire a recuperare i propri soldi. È necessario poi che l’associazione torni a essere protagonista sullo scacchiere dello sviluppo sociale ed economico della nostra città.

L’indifferenza e la spregiudicatezza dell’amministrazione hanno prodotto prima di tutto un gravissimo danno alla stessa Pro Loco, rendendola la brutta copia di se stessa. A tutte le donne e gli uomini dell’associazione, che nonostante la discutibile gestione e le scelte della politica hanno continuato a lavorare in questi anni con la stessa grande passione, vanno la nostra sincera solidarietà e la promessa di proseguire con il massimo impegno sulla strada intrapresa, perché fare chiarezza è fondamentale soprattutto per loro.

Per tornare al dibattito dell’ultimo consiglio comunale, il Sindaco ha preferito parlare al telefono per un bel pezzo della discussione sulla nostra mozione, lasciando il palcoscenico, vista la proverbiale diffidenza degli assessori verso i microfoni, alla capogruppo Cimini e alla presidente D’Amico, alle quali va quantomeno l’apprezzamento per aver messo la faccia su una questione così delicata. Avrà avuto le sue motivazioni, Caruso, o probabilmente una telefonata molto urgente da qualche comune della provincia che da qualche mese amministra. Con ogni probabilità faremmo bene ad abituarci alle sue assenze. Ad ogni modo, Cimini e D’Amico hanno spesso ripetuto che questa amministrazione ha ereditato una situazione molto complicata, affermando in sostanza di non avere sulle spalle il peso della responsabilità per le disattenzioni e gli errori commessi nel passato. Molto bene. Di chi sarebbe quindi la responsabilità? Da chi avrebbero ereditato? Non è così difficile tornare un attimo indietro e nonostante qualche piccolo precoce inceppo, la memoria fino a questo punto ancora non difetta.

Angelo Caruso nelle ultime due consiliature, come è noto, faceva il vicesindaco. Umberto Murolo, che prima di lasciare il posto al suo successore ha guidato per undici anni la giunta comunale, siede ancora tranquillamente nel gruppo di maggioranza in consiglio. Nella squadra dell’allora sindaco Murolo – chi legge lo ricorderà benissimo – c’erano anche Vincenzo Uzzeo e Andrea Liberatore. Il primo da assessore e il secondo da consigliere comunale hanno entrambi i piedi ancora ben piantati nello schieramento di Caruso. È evidente che condividere un percorso, una lista e un gruppo consiliare con un blocco che amministra la città da così tanto tempo (chi scrive frequentava le elementari quando Murolo e Caruso erano già assessori), significa anche assumersi una bella fetta della responsabilità politica per le scelte fatte nel passato. È altrettanto vero – sfuggirebbe solo a chi fosse in malafede – che l’affare Pro Loco ha conosciuto altri protagonisti, molto più della Cimini o della D’Amico (“Date a Cesare quel che è di Cesare”, avrebbero detto i Romani): quegli stessi protagonisti della vita politica castellana che ancora oggi siedono in consiglio comunale e rappresentano il vero baricentro di questa maggioranza, anche quando, sulle questioni più spinose, preferiscono la strada del silenzio o del telefono.

Sgombriamo il campo dall’idea che l’attuale amministrazione sia un’altra cosa rispetto alla precedente, poiché a dominare sono per buona parte le stesse persone, le stesse idee e gli stessi metodi del passato, nonostante la buona volontà di qualche neo arrivato, il cui punto di vista, quando si fa ispiratore di qualche elemento di novità, fa tremendamente fatica a prevalere (per quale motivo, altrimenti, ostinarsi a dire di no alla nostra richiesta di lavorare insieme in una commissione sulla Pro Loco?). Se questo è, per tornare alla questione, da chi hanno ereditato, i nostri attuali amministratori? Da loro stessi. Nell’eterno ritorno della politica castellana. Eppur si muove.

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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