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alto sangro

Rischio sismico: la nostra situazione

Diego Carnevaledi diego carnevale

Mai come in questo periodo, per le note e tristi vicende, la sicurezza degli edifici è al centro dell’attenzione di tutti ed il timore legato al terremoto è un pensiero fisso per molti di noi. Il patrimonio edilizio italiano è per gran parte vetusto e inoltre quasi tutto il territorio nazionale è a rischio sismico. In particolare la dorsale appenninica dall’Emilia fino alla Calabria per poi arrivare alla Sicilia presenta la maggiore pericolosità legata ai fenomeni sismici.

Il rapporto Ance/Cresme del 2012 sullo “Stato del territorio Italiano” riporta che i circa 5.000 kmq della provincia dell’Aquila ricadono per metà in zona a rischio elevato con una popolazione di circa 190.000 abitanti, e per l’altra metà in zona a rischio medio con una popolazione di circa 120.000 abitanti. Tutto ciò significa che, nella sola provincia aquilana, circa 130.000 abitazioni e 18.000 edifici non residenziali ricadono in zone a rischio sismico elevato. Un numero enorme, considerando che si parla di un territorio con poco più di 300.000 abitanti, cioè appena lo 0,5% della popolazione italiana.

classificazioneCastel di Sangro, come è noto, ricade in una zona a rischio sismico elevato, cioè quello per il quale la normativa prevede coefficienti e parametri particolarmente stringenti e cautelativi nella progettazione e realizzazione degli edifici. Le frequenti catastrofi legate ai terremoti alle quali è esposta l’Italia hanno portato, nel corso degli anni, ad un’evoluzione della normativa sulle costruzioni in zona sismica che oggi si distingue tra le più avanzate nel contesto internazionale. Ma questa riguarda i nuovi edifici. Il problema sono invece quelli esistenti. A Castello la gran parte degli edifici risale al dopoguerra, con un importante boom edilizio iniziato alla fine degli anni ’50 e proseguito fino agli anni ’90, al quale è poi seguita una fase di crescita continua ma modesta. Teniamo conto che le prime, vere, norme antisismiche risalgono al 1974 e che queste, anche se incomplete e a volte inadeguate, hanno garantito un importante cambiamento nell’approccio progettuale ed una consapevolezza del pericolo connaturato al territorio del nostro Paese. Per quanto detto, il problema principale – come anticipato – riguarda gli edifici realizzati dagli anni ’50 fino agli anni ’70, considerando che sono pochissime le strutture rimaste in piedi dopo i bombardamenti del 1943.

Il patrimonio pubblico castellano, per la gran parte, – e certamente per quanto riguarda gli edifici di importanza primaria e strategici quali scuole, ospedale e municipio – è stato costruito negli anni ’50 del secolo scorso. L’ospedale è stato ed è ancora oggetto di importanti interventi di miglioramento sismico delle strutture e di adeguamento degli impianti e della distribuzione degli spazi. Su questo la Asl, cioè la Regione, per il tramite del Comune, non ha lesinato investimenti fortificando quella che tutti auspichiamo non rimanga una vuota cattedrale nel deserto.

L’edificio che ospita la scuola primaria, le elementari per intenderci, è invece stato interessato – una decina di anni fa – da un intervento di adeguamento sulla scorta del Piano Straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici seguito ai tragici eventi del terremoto di San Giuliano di Puglia dell’ottobre 2002. I lavori proposti all’epoca consistettero sostanzialmente nella demolizione dell’ultimo piano del corpo a valle e nel consolidamento di travi e pilastri esistenti per garantire il rispetto delle prestazioni richieste dalle norme. In quello stesso edificio, nella scorsa estate, sono state effettuate prove di carico sui solai che hanno evidenziato l’adeguatezza degli stessi a sostenere i carichi verticali agenti sulla struttura. L’edificio delle scuole medie è invece chiuso da più di sette anni. All’indomani del terremoto aquilano infatti, nell’aprile 2009, i sopralluoghi all’uopo pianificati mostrarono cedimenti e lesioni che obbligarono le autorità ad emettere un’ordinanza di inagibilità della struttura. Venne quindi commissionata al Dipartimento di Costruzioni dell’Università “Federico II” di Napoli una “valutazione del livello di sicurezza dell’edificio sede della scuola media Adamo Petrarca” dalla quale emerse che il sistema strutturale della scuola non è in grado di far fronte né alle azioni di natura statica né a quelle sismiche, suggerendo contestualmente all’amministrazione comunale di valutare con attenzione la possibilità di seguire strade alternative all’adeguamento sismico dell’edificio, stante la notevole entità dell’intervento di adeguamento, gli alti costi di costruzione, la vetustà dell’edificio e i pessimi materiali impiegati. In parole povere significa che il fabbricato che ha ospitato generazioni di ragazzi non era in grado di garantire le prestazioni minime di legge nemmeno per i normali carichi gravanti sulla struttura, figuriamoci cosa avrebbe potuto provocare un terremoto! Da allora – da quasi otto anni quindi – i ragazzi sono ospitati nei locali del “Liberatore” con tutti i problemi e i sacrifici del caso. Forse nei prossimi mesi, finalmente, si darà inizio ai lavori per la realizzazione del Campus scolastico. Per il momento, come è noto, è finanziata solo la realizzazione del plesso dedicato alle scuole medie e si spera di poter attingere ad altre provvidenze pubbliche per realizzare anche le nuove strutture dedicate alla scuola elementare.

Arriviamo al Municipio, la Casa comunale. La Giunta regionale nel 2014 delibera, in esecuzione ad un’ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile dell’anno precedente, di finanziare i lavori di miglioramento sismico dell’edificio sede del municipio per 1.785.000 euro. Tale intervento viene inserito nell’elenco delle opere finanziabili grazie (!) alla preoccupante vulnerabilità sismica del fabbricato, particolarmente significativa nella porzione prospiciente su piazza Patini. L’amministrazione comunale, partecipando al bando, ha optato per l’intervento di miglioramento sismico ed il progetto, che porterà nei prossimi mesi all’esecuzione delle opere, contempla l’innalzamento della sicurezza strutturale sino ad un livello pari all’80% di quanto richiesto per l’adeguamento. Ciò significa che la sicurezza del fabbricato aumenterà certamente di molto rispetto ad oggi, ma non arriverà a garantire le prestazioni che la legge richiede per un edificio “adeguato”. Per ottenere tale miglioramento verranno eseguite diverse opere e lavorazioni delle quali la più evidente consisterà nella sostituzione della pesante copertura attuale, superficialmente realizzata negli anni ’70. Si provvederà cioè a demolire il solaio di copertura in acciaio e calcestruzzo armato sostituendolo con una nuova struttura leggera in legno lamellare. Inoltre sono previsti altri interventi atti ad aumentare la sicurezza di un edificio di importanza strategica destinato oltretutto alle funzioni di protezione civile nei casi di emergenze e calamità. Nella relazione allegata al progetto vengono inoltre individuate e suggerite delle aree utilizzabili come spazi di emergenza in casi di calamità. Tra queste vi è piazza VII novembre – la piazzetta rossa – che troppo spesso viene invece destinata per lunghi periodi ad attività che potrebbero trovare migliore e più adatta sistemazione, come più volte abbiamo ribadito.

Molto probabilmente sarebbe stato più opportuno, in sede di partecipazione al bando, optare per un intervento di demolizione e ricostruzione del fabbricato, che il bando stesso esplicitamente contemplava. Certo in tale ipotesi il Comune, cioè i Castellani, sarebbe stato tenuto alla copertura della differenza economica rispetto all’intervento di miglioramento. Ma sarebbe stato possibile razionalizzare gli spazi ed i volumi esistenti recuperandone una quantità non trascurabile, e consentendo una migliore fruizione ed utilizzo degli stessi, oltre a garantire una maggiore appetibilità dei locali concessi in locazione al piano terra. In luogo cioè di un miglioramento – non di un adeguamento, ben intesi – della struttura che verrà ottenuto con l’intervento progettato, la Città avrebbe avuto un municipio nuovo di zecca, pienamente rispettoso della normativa antisismica, con maggiori superfici utilizzabili e magari anche un aspetto migliore. Ma ormai i giochi sono fatti e certamente tutti siamo comunque ben contenti dell’intervento finanziato e occorrerà, da parte di tutti, tenere gli occhi aperti.

Le considerazioni e il buonsenso suggeriscono quindi che è di fondamentale importanza prestare la massima attenzione alla prevenzione dal rischio sismico, favorire la massima divulgazione del Piano Comunale di Emergenza ed in generale di tutti i piani di sicurezza. Si può e si deve inoltre pensare, al pari di quanto fatto per favorire il risparmio energetico, ad una premialità volumetrica e/o tributaria, da aggiungersi a quanto verrà deciso in ambito nazionale, per i privati che intendano migliorare o adeguare gli edifici di proprietà. Meglio prevenire che curare, come diceva una saggia pubblicità di alcuni anni fa; è necessario che anche le istituzioni locali favoriscano in tutti i modi tali interventi, non potendo farsene interamente carico lo Stato, considerando che stime prudenziali parlano di cifre intorno ai 100 miliardi di euro solo per mettere in sicurezza le abitazioni private che ricadono nelle aree a rischio sismico elevato.

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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