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politica e palazzo

Caruso e la richiesta di collaborare: il grande bluff

Daniele Marinellidi Daniele Marinelli

È passato più di un anno dall’avvio della stagione di Caruso al governo della città e ci sembra già arrivato il tempo per qualche bilancio di medio periodo. L’amministrazione è parsa per molti versi debole e appannata, persa nelle sue contraddizioni, incapace di entrare in piena connessione con la città e realizzare i presupposti per quella luna di miele che spesso i nuovi sindaci e le nuove amministrazioni stabiliscono – almeno nelle fasi iniziali – con i loro concittadini. Caruso e compagnia pagano in buona parte l’eredità del gruppo storico dal quale provengono: una storia di promesse mancate e di una chiara e manifesta – a volte perfino imbarazzante nel faticoso esercizio dei suoi interpreti – assenza di visione per il futuro di questa città.

Una debolezza che si riverbera in particolare sulle nuove generazioni, nei confronti della quali l’unica scelta degna di nota – nelle fasi concitate della roulette russa per la nascita della giunta Caruso – è stata quella di attribuire all’assessore Acconcia una delega tanto specifica quanto per ora del tutto anonima. Tuttavia almeno una cosa al Sindaco va riconosciuta: il tentativo iniziale, forse un po’ sgangherato, di distinguersi dalle tracce del passato con un approccio di stile quasi ecumenico, da sindaco di tutti i castellani. In effetti, al di là della tradizionale, perfino banale ma comunque giusta, volontà di rappresentare tutti i cittadini, Caruso si presentò all’appuntamento del primo consiglio comunale con una mano tesa al gruppo di opposizione, auspicando spirito di collaborazione. Al netto dell’eco sinistra che spesso in politica il termine “collaborazione” evoca, Progetto Comune, fatta salva la consapevolezza che ogni scelta dell’opposizione sarebbe stata ispirata dal criterio del bene comune e non da un’ostilità preconcetta, non esitò a manifestare in quella stessa sede tutta la sua perplessità, frutto della sensazione che ci fosse, in quella rappresentazione, più maschera che sostanza. Ben presto il pretestuoso universale invito a lavorare insieme si è infatti trasformato in un più pirandelliano “così è se vi pare”. Ad eccezione di alcune grandi questioni – facile pensare in particolare alle convergenze giustamente cercate e trovate sul tema della Sanità – dove l'interesse del territorio è così alto da determinare un’automatica unità di visione e d’azione, su tutto il resto Caruso ha girato due volte la chiave nella serratura, facendo perdere le tracce della sua iniziale disponibilità. La questione non è tanto quella di confondere ruoli e responsabilità, che sono ben distinti e tali devono restare, ma piuttosto l’indisponibilità ad assecondare i tentativi dell’opposizione di mettere a disposizione la rappresentatività politica e sociale del gruppo di Progetto Comune per contribuire alla ricerca dell’interesse generale. I più recenti consigli comunali, da questo punto di vista, sono stati emblematici. L’abitudine, ormai diffusa ed esplicita, di inviare ai consiglieri di opposizione le proposte di delibera a poche ore dalla discussione, anche quando non determina una violazione del regolamento, testimonia infatti un sostanziale disconoscimento dell’importanza dell’assise civica. Trasforma l’eccezione in regola e confonde la contingenza di una situazione urgente con la regolarità delle cose normali, impedendo di fatto ai consiglieri di Progetto Comune tutti gli approfondimenti necessari prima delle discussioni consiliari. I fatti che hanno riguardato la rinegoziazione del contratto del Centro Fit, ad esempio, segnalano un frettoloso tentativo di oscurare una realtà più complessa di quella che si è voluto rappresentare, con una grave alzata di spalle rispetto alle incongruenze giuridiche della proposta approvata dalla maggioranza e di fronte alle pesanti inadempienze che hanno caratterizzato la prima fase del rapporto tra il Comune e l’associazione che ha gestito gli impianti. Altro caso rivelatore, la chiusura definitiva di Caruso di fronte alla nostra richiesta, più volte reiterata, di formare una commissione bipartisan sulla Pro Loco, mirata a comprendere, senza alcun pregiudizio, per quale motivo un’associazione così importante per il nostro territorio, nonostante il meritorio lavoro ed impegno di tanti castellani, viva una condizione di perenne instabilità, in un pozzo di debiti. Una richiesta rispetto alla quale è stata opposta una discutibile, per non dire inesistente, motivazione di tipo regolamentare, che nasconde piuttosto la volontà politica di dare l’alt al gruppo di opposizione ogni volta che questo si propone di dare seguito – anche soltanto in maniera occasionale e senza confusioni – alla ormai sbiadita e dimenticata dichiarazione di intenti post-elettorale del sindaco. Una mano tesa, quella del primo cittadino, che prontamente è ritornata pugno duro, smascherando senza più finzioni il più classico dei manifesti della propaganda; uno sgambetto con l’amaro sapore di sberleffo. Per dirla con il titolo di un film: il grande bluff.

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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