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politica e palazzo

FRANZA O SPAGNA...?

Alfredo Fiorittodi Alfredo Fioritto

«Franza o Spagna purché se magna», è il triste proverbio coniato nel ‘500 (la frase è attribuita al Guicciardini) e conosciuto anche all’estero, che identifica quel carattere servile di molti italiani che, pur di avere un vantaggio personale, rinunciano alla libertà di avere una loro opinione, una loro dignità, una loro coerenza.

La storia, che purtroppo non è sempre maestra di vita, ci ricorda di quando i piccoli stati italiani (ducati, principati, signorie), incapaci di unirsi e gelosi delle loro autonomie, si alleavano con l’uno o l’altro potente straniero (Francia o Spagna, appunto) essendo sempre pronti a cambiare alleanza a seconda delle convenienze del momento. Nonostante un secolo e mezzo di unità nazionale e settant’anni di democrazia la tendenza al trasformismo, all’inchino al potente di turno è sempre in agguato. In termini attuali il proverbio può applicarsi a quelli che si inchinano al potente di turno cambiando volentieri idee e casacca in vista di un vantaggio personale.

Vogliamo riferirci a qualcuno in particolare? Certamente ognuno avrà qualcuno in mente, che sia un politico locale, regionale o nazionale. Ma il triste proverbio si applica ai molti politici e amministratori che non avendo un chiaro progetto di sviluppo economico e sociale si adattano al mercato dei finanziamenti pubblici disponibili: ci sono soldi pubblici per la ferrovia? Si fa la ferrovia. Ci sono soldi per gli impianti di sci? Si fanno gli impianti di sci. Tutto ciò senza domandarsi se quelle opere, quegli investimenti sono utili alle comunità locali oppure no. E qui è evidente che la lunga premessa sia servita a introdurre un tema di cui si è parlato molto nelle ultime settimane: lo sviluppo locale o, in altri termini, il Masterplan. Parola misteriosa che conviene analizzare da vicino. Si tratta, in breve, di finanziamenti europei, gestiti dal governo italiano, che sono stati inseriti in alcuni cosiddetti “patti per lo sviluppo” che il governo sta firmando con alcune regioni (soprattutto meridionali) per tentare di canalizzare la spesa europea su progetti integrati, coerenti e possibilmente produttivi in termini di crescita dell’occupazione. Considerato che, in tempi di vacche magrissime, quelle europee sono sostanzialmente le uniche fonti di finanziamento disponibili, questi patti per lo sviluppo possono diventare cruciali per avviare, o riavviare, la crescita economica e le economie locali. Proprio per questo avanziamo qualche dubbio sulle proposte che sono state fatte per lo sviluppo di Castel di Sangro (e zone limitrofe).

In consiglio comunale abbiamo avanzato, in qualche occasione, dubbi e perplessità sul Masterplan e siamo stati accusati di voler boicottare lo sviluppo e la crescita della città o, peggio, di favorire l’impoverimento della collettività locale. Ovviamente, non siamo contro lo sviluppo economico (che accompagnerei sempre con l’aggettivo “sociale”). Ma siamo certi che nuovi impianti di risalita a Roccaraso o a Scanno porteranno benessere? Siamo sicuri che puntare tutto sul turismo sia la scelta giusta? Nel Patto per il Sud firmato dal governo con la Regione Abruzzo sono previsti dal 2014 al 2020 circa 1,5 miliardi di euro di investimenti che vanno dalle infrastrutture, al sostegno alle imprese, alla ricerca e alla formazione, al turismo e al sostegno alle famiglie. Gli obiettivi, molto condivisibili, previsti dai fondi europei vanno dall’inclusione sociale, all’innovazione sociale ed economica, passando per la riduzione degli inquinamenti e la riduzione del riscaldamento globale. Nel campo economico, devono essere privilegiati progetti integrati che riguardino, cioè, più settori: quindi integrazione tra ricerca, formazione, industria, infrastrutture, agricoltura, artigianato, turismo. Per le nostre zone sono stati previsti complessivamente 28,5 milioni di euro per l’intervento strategico denominato “mobilità multimodale area Alto Sangro, Passo Godi (Scanno), Roccaraso, completamento centro turistico integrato di Castel di Sangro”. Per l’anno 2017 sono stanziati, al momento, 2 milioni di euro. Per Castel di Sangro, in particolare, i finanziamenti dovrebbero andare alla realizzazione di alcune piste ciclabili (che riguardano anche i comuni di Scontrone e Roccaraso) e di una piscina. Il resto, presumibilmente, agli impianti di risalita di Roccaraso e Scanno. La domanda che sorge spontanea è questa: basteranno la pista ciclabile e l’eventuale piscina a promuovere lo sviluppo economico e l’occupazione di cui la città ha urgente bisogno? Puntare tutto sul turismo non ci sembra una grande strategia; il mercato del turismo è in fase di grande trasformazione e, come per altri settori, è oggetto di una concorrenza sempre più ampia e spietata (provate a vedere quanto costa una settimana bianca in Trentino o in Val d’Aosta e paragonate prezzi e servizi con Roccaraso e Castel di Sangro). Proprio per questo l’Unione europea ha previsto, per l’attuazione degli investimenti, la presentazione di progetti integrati che mettano insieme tutti i settori economici per creare dei “sistemi territoriali” che possano valorizzare tutte le loro risorse in un’ottica di sostenibilità ambientale e sociale.

Qualche ulteriore riserva sulla piscina è d’obbligo: questi impianti prevedono una manutenzione e un costo d’esercizio molto elevato (pensate solo al riscaldamento e alla pulizia). Al di là della costruzione (che sarebbe finanziata dall’Europa) chi si accollerà la gestione e i suoi costi? È chiaro che farebbe piacere a tutti godere di un tale servizio, ma dei buoni amministratori devono porsi anche il problema della manutenzione e gestione. Peraltro, il meccanismo previsto dal Masterplan per la sua attuazione è molto complesso e affidato, sostanzialmente, al governo attraverso un Comitato di indirizzo e controllo per la gestione del Patto (costituito da un rappresentante del Dipartimento per le Politiche di Coesione; un rappresentante del Dipartimento per la Programmazione e il coordinamento della Politica Economica; un rappresentante dell’Agenzia per la Coesione Territoriale e un rappresentante della Regione Abruzzo). Siamo certi che i tecnici italiani ed europei approveranno tali progetti? Porsi delle domande è legittimo e, lo ripetiamo, non esprime una contrarietà totale allo sviluppo turistico. Siamo certi, però, che uno sviluppo integrato e sostenibile, come vorrebbe l’Europa è altro. I nostri amministratori dovrebbero battersi, oltre che per ulteriori impianti turistici, per favorire lo sviluppo dell’agricoltura e la trasformazione dei suoi prodotti, per far ripartire il settore dell’artigianato (che non è solo e necessariamente legato all’edilizia) e della piccola industria; dovrebbero favorire la formazione e avere maggior cura del territorio e dei suoi beni per ridare speranza ai tanti giovani che, come un secolo fa, continuano ad emigrare.

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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