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politica e palazzo

Bocche di Forli: storia di uno scandalo annunciato.

ArticolO a cura del gruppo Ambiente dell’Associazione Progetto Comune

L’impianto di Bocche di Forli, di proprietà della Comunità Montana dell’Alto Sangro, è stato costruito a partire dal 1989 ed è in funzione dal 1994. E’ costato complessivamente, insieme alla discarica, circa 15 miliardi di lire ed è stato costruito nell’ambito dei finanziamenti associati al “Progetto Speciale Parco Nazionale d’Abruzzo”, dato l’interesse dell’ente all’eliminazione delle discariche esistenti nei tredici comuni del comprensorio, pericolose per la fauna selvatica. E’ stato realizzato secondo i dettami dell’allora vigente D.P.R. n° 915 del 10.09.1982 per trattare e smaltire i rifiuti indifferenziati, che dovevano essere portati all’impianto, lavorati, ed in parte trasformati in compost. Gli scarti di lavorazione, chiamati “sovvalli”, dovevano essere depositati nella discarica adiacente. L’impianto ha prodotto nel corso dei primi anni compost scadente, in quanto derivato da rifiuti indifferenziati e non dal solo rifiuto organico. Invendibile, è rimasto in gran parte depositato in discarica. Nel 2009 la Regione Abruzzo, con la nuova Autorizzazione Integrata Ambientale, conferisce al polo di Castel di Sangro importanza di rilievo regionale, imponendo la conversione dell’impianto alla produzione di “compost di qualità” in linea con le direttive CEE. 

bocchediForli1L’impianto di Bocche di Forli, in virtù delle nuove normative, poteva dunque accettare esclusivamente rifiuto organico umido, cioè avanzi di cucina, materiale ottimo per la produzione di compost di qualità; ma ciò avrebbe imposto, negli anni passati, che i Comuni della Comunità Montana eseguissero la raccolta differenziata da cui doveva essere ricavato l’umido da conferire a Bocche di Forli. Quasi tutti i comuni della Comunità Montana, compreso Castel di Sangro (capofila in comportamenti non virtuosi), non hanno mai eseguito la raccolta differenziata se non in quantità bassissime e quindi il rifiuto umido portato a Bocche di Forli ha rappresentato a malapena l’1% della loro produzione complessiva dei rifiuti.

Nel 2010, non essendo intervenuti significativi miglioramenti delle differenziate nel territorio della Comunità Montana, trascorso ogni ragionevole termine temporale previsto dalle norme in vigore allo scopo di evitare emergenze ambientali nei comuni alto-sangrini, fu richiesto ad A.S.A. di organizzare una stazione di trasferenza presso l’impianto. I rifiuti venivano riversati in unBocche di Forli: storia di uno scandalo italiano cassone compattatore da 30 tonnellate per il conferimento, successivo, presso l’impianto dedicato di prossimità gestito dal CO.GE.SA.

Quindi l’impianto di Bocche di Forli è stato utilizzato negli ultimi anni essenzialmente come luogo transitorio di raccolta di rifiuti indifferenziati da trasferire successivamente al CO.GE.SA di Sulmona e non come impianto di riciclaggio di rifiuti e compostaggio.

L’impianto di Bocche di Forli è stato gestito dal 1994 fino al 2002 dalla società Slia S.p.a. e successivamente fino alla chiusura (agosto 2015) dalla società Alto Sangro Ambiente, comunemente nota come A.S.A. Il contratto d’appalto prevedeva che l’impianto, una volta costruito, fosse gestito per tre anni, dal 1994  al 1997, dalla Slia società costruttrice dell’impianto e dopo questi tre anni la gestione  dell’impianto dovesse passare nel 1997 alla Comunità Montana. Quest’ultima invece continuò  ad affidarne la gestione negli anni successivi fino al 2002 alla stessa società Slia senza gare di appalto. La  società  privata Slia ha cambiato nome più volte: prima Enerambiente, ora Enertech, ma per semplicità parleremo sempre di Slia. E’ cambiato anche il proprietario: ora è il signor Gavioli, posto sotto inchiesta dalla magistratura e impedito nelle sue funzioni da problemi giudiziari. Nel 2002, come detto,  venne costituita la società  pubblico-privata  Alto Sangro Ambiente o A.S.A., di proprietà della Comunità Montana al 51%  e  del socio privato Slia al 49%, con un capitale sociale di circa 100.000 euro, per la gestione dell’impianto di Bocche  di Forli. La Comunità Montana  affidò la gestione dell’impianto alla società A.S.A. rimanendone però titolare esclusivo della proprietà.

Quando la società A.S.A. venne fondata,  la Comunità Montana mise a disposizione della medesima l’impianto di Bocche di Forli (valore di 15 miliardi di lire), mentre il socio privato Slia S.p.a. non contribuì minimamente. Ci si sarebbe aspettato che il  socio privato apportasse capitali ed altri beni di valore equivalente alla quota del socio pubblico. Si dice  che il contributo che Slia  avrebbe dovuto apportare nell’A.S.A. consistesse unicamente nelle sue competenze acquisite nella gestione degli impianti di riciclaggio, sembra che tali competenze siano state di ben scarso livello, visto che il compost  prodotto dal 1994 al 2004  è stato di qualità scadente, inutilizzabile, invendibile e inoltre  doveva pure essere smaltito.

Si è anche cercato di  giustificare il disastro amministrativo, gestionale e finanziario di A.S.A. addossando, completamente, le colpe al socio privato; il quale è  invece stato  un partner silente che non ha avuto responsabilità operative, tutte riconducibili agli amministratori di nomina pubblica.

bocchediForlif2La società A.S.A. ha accumulato un debito  presunto di  1.500.000 euro, ma l’ammontare definitivo non è noto con precisione e si ritiene che possa essere   più alto;  i bilanci degli ultimi  due anni non sono stati pubblicati e forse non sono tuttora disponibili e ammesso che lo siano sembra che non ci sia nessuno disposto a firmarli.

L’impianto ha sempre avuto problemi e dopo una serie di intoppi aveva ricominciato a funzionare regolarmente da gennaio 2015 fino alla fine di maggio dello stesso anno, generando anche un piccolo utile. Il materiale umido è continuato comunque ad affluire nonostante i macchinari per la lavorazione fossero bloccati da problemi meccanici. Durante un controllo, ASL e ARTA rilevano gravi violazioni e segnalano i fatti alla Regione Abruzzo, che con un atto amministrativo chiude l’impianto ad agosto 2015, dando alla Comunità Montana e agli amministratori di A.S.A. sei mesi di tempo per ripulire l’impianto dall’immondizia e riportarlo alla normalità.

Nel frattempo nel marzo scorso è stato nominato il nuovo Commissario liquidatore della Comunità Montana, l’avv. Andrea Liberatore, che va ad occupare  la posizione che per anni è stata del dott. Vincenzo Patitucci. Lo stesso Liberatore in una intervista rilasciata all’emittente Teleaesse denota come negli anni la questione legata alle vicende dell’impianto di Bocche di Forli non abbia avuto la giusta attenzione dal mondo politico e di come l’aspetto gestionale sia stato poco determinato e piuttosto attendista. La soluzione prospettata dal Commissario liquidatore, che vede l’impianto commercialmente appetibile, consiste in un bando con procedura ad evidenza pubblica che contempli finanziamento, debiti, possibilità di ammodernamento e peculiarità dell’impianto di compostaggio.

Ormai la situazione economico-finanziaria della società A.S.A. è ferma al quadro debitorio da tempo, con l’aggiunta della mancata riscossione dei tributi. La messa in liquidazione della Comunità Montana, ente proprietario, ne rende ancora più precaria la configurazione. Non si possono misconoscere le oggettive responsabilità della politica locale: possono anche profilarsi delle conseguenze in relazione al danno erariale per i denari investiti senza la rimessa in funzione dell’impianto. Tutto ciò a meno di quattro chilometri da Castel di Sangro, dove il 2 maggio scorso si è riusciti, finalmente, a far partire la raccolta differenziata, da tempo auspicata e sollecitata. L’arrivo di un funzionario solerte ha operato il miracolo, convertendo una maggioranza che, di fronte alle nostre cifre, studiate ed esibite in consiglio comunale per sollecitarne l’avvio, aveva avuto il coraggio di vantarsi di tale inadempienza, che avrebbe portato ad una ecotassa ormai normativamente sancita. Avere un impianto funzionante e vicino, invece, significa risparmio e autosufficienza. Ci sarà la volontà politica perché ciò possa accadere? Auspichiamo una soluzione che vada oltre i particolarismi locali e che abbia come obiettivo la valorizzazione di un bene del nostro territorio, a vantaggio della comunità e dei dipendenti dell’impianto, che hanno visto le loro vicende lavorative seguire l’epilogo disastroso dell’impianto stesso.

Ci aspettiamo inoltre che si raccolga la sfida globale legata alla manutenzione dei beni presenti sul territorio più che alle inaugurazioni di opere faraoniche, che si metta davanti a tutto la cura dei beni comuni, l’ambiente, la sanità, l’istruzione e la preparazione dei cittadini ad affrontare le sfide del prossimo futuro. 

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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