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politica e palazzo

CASTEL DI SANGRO SERVIZI SRL: UN FUTURO INCERTO

Francesco MapelliDI FRANCESCO MAPELLI

Orizzonti incerti per la famigerata società comunale. Dopo la débacle di bilancio registrata alla fine del 2014 con una perdita di 223.467,55 euro, la tranquillità dell’amico Pallotta, incolpevole guidatore di questo traballante carrozzone, rischia di essere, ancora una volta, minata dalle misure, ormai divenute stringenti, del legislatore nazionale (Piano Cottarelli) e sembra quindi destinata a rimanere una chimera. Misure che prevedono una riduzione sostanziale e sensibile di tutte le società partecipate da enti locali, le quali non rispettino determinati requisiti. In particolare, il comma 611, art. 3 della legge n.190/2014, recita testualmente alla lettera “a”: “Eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione”. Lo stesso intento è ravvisabile nella recentissima “Riforma Madia - Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica sulle partecipate”, art. 4 comma 1: “Le amministrazioni pubbliche non possono, direttamente o indirettamente, costituire società aventi per oggetto attività di produzione di beni e servizi non strettamente necessarie per il perseguimento delle proprie finalità istituzionali, né acquisire o mantenere partecipazioni, anche di minoranza, in tali società”. È indubbio che tale vincolo rappresenti, al momento, un ostacolo apparentemente insormontabile per l’ex assessore e più specificatamente per la società che rappresenta.

 Foto articoloMapelliDunque, l’ente partecipante dovrà procedere alla cessione delle quote o, peggio, alla messa in liquidazione dell’intero compendio aziendale. La difficoltà, nel sopravvivere a questa rigida stagione normativa, risiede nell’assenza, tra le attività svolte dalla partecipata, di servizi pubblici essenziali. Va ricordato infatti che, ad oggi, la stessa si occupa della gestione dell’impiantistica sportiva, dei parcheggi a pagamento e delle ordinarie manutenzioni patrimoniali.

È altresì notizia arcinota che il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, compresi gli otto dipendenti addetti al servizio, è stato distaccato, alla fine del 2014, alla società Cogesa Srl, società già partecipata dal nostro comune. Locuzione circa i servizi pubblici essenziali che, sebbene non trovi una specifica, esaustiva ed autonoma definizione, può essere desunta indirettamente dalla legge 42/2009, “Delega al governo in materia di federalismo fiscale”, e dall’ “Accordo collettivo nazionale in materia di norme di garanzia del funzionamento dei servizi pubblici essenziali, nell’ambito del comparto regioni – autonomie locali CCNL”. Nello specifico, all’art. 21 di detta legge e all’art. 3 dell’accordo collettivo, è ravvisabile una serie di funzioni e di servizi fondamentali per i comuni. Funzioni e servizi che non trovano corrispondenza nell’alveo di attività ad oggi esercitate dalla Castel di Sangro Servizi Srl. Problematica che fa il paio con la necessaria copertura della perdita, di cui si accennava sopra, conseguita alla fine del 2014. Copertura che, a gennaio 2016, ha impegnato le casse comunali, innanzi al notaio rogante l’atto di aumento di capitale, con l’emissione di tre assegni circolari, per un totale di 210.943,58 euro. Assegni pesanti come un macigno, specie su chi ha la memoria abbastanza lunga da ricordare le rassicurazioni dell’ex sindaco ed attuale consigliere di maggioranza Umberto Murolo, il quale, in una non lontana assise civica, asserì serenamente che le casse comunali (vale a dire i cittadini castellani) non avrebbero tirato fuori un solo euro.

Mala tempora in vista, quindi, per l’amico Pallotta, insignito della presidenza per le indiscutibili competenze in materia ambientale e ritrovatosi, invece, a svolgere il ruolo di mero amministratore di un soggetto giuridico che, non svolgendo più lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti solidi urbani, sembra ormai destinato ai campi elisi. Ancor più preoccupante, a questo punto, la sorte dei quattordici dipendenti ancora “effettivamente” in forza, potenziali vittime innocenti di una gestione purtroppo aberrante.

 

 

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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