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politica e palazzo

Il patrimonio abbandonato

Diego Carnevaledi diego carnevale

I bilanci dei comuni sono ridotti all’osso, inutile negarlo, e barcamenarsi tra le continue modifiche normative ed i drastici tagli imposti da Roma, cercando di garantire servizi essenziali dignitosi, sarebbe ostico per chiunque. Sono lontani i tempi in cui dalle casse statali, dalla Regione, e dalla Provincia, arrivavano soldi a fiumi. Qualche nostalgico rimpiangerà i bei tempi andati in cui bastava un foglietto di carta per impegnare spese consistenti ed era sufficiente bussare alla porta giusta per ottenere generosi finanziamenti per le attività più disparate; tempi in cui capicorrente, deputati e sottosegretari facevano a gara per finanziare opere e manifestazioni a beneficio dei comuni elettoralmente più fedeli. Di quel periodo di vacche grasse e di negligenza finanziaria paghiamo ancora le conseguenze, ricordiamocelo. Amministrare oggi è molto più impegnativo, rischioso - e a volte frustrante - di quanto non fosse nel passato: è un impegno davvero gravoso, con pochi onori e tanti oneri.

Le casse languono, dunque, e far quadrare i conti è compito arduo e occorrono molta oculatezza nelle spese e forte determinazione per incassare ciò che al Comune spetta dai tributi, dai fitti e dalle concessioni. Oculatezza e determinazione che sono spesso mancate alla maggioranza guidata dal sindaco Caruso, come più volte abbiamo denunciato e come leggete anche sulle pagine di questo giornale. In un simile contesto, gestire, conservare e valorizzare adeguatamente il patrimonio comunale è certamente impresa difficoltosa ma indispensabile per garantire un buon livello di vita ai residenti ed incentivare la presenza turistica, vitale per l’economia locale. E invece ciò a Castel di Sangro non avviene, ed è davanti agli occhi di tutti. La giunta capeggiata da Caruso, seguendo il solco tracciato dal predecessore Murolo, annuncia ai quattro venti la realizzazione di nuove opere, a volte al limite dell’inverosimile, ma non muove un dito per manutenere adeguatamente tutto il patrimonio posseduto, lasciandolo spesso in uno stato di totale abbandono e imbarazzante degrado. Certo i finanziamenti richiesti ed ottenuti sono una manna dal cielo e vanno utilizzati; ma non è facile giustificare, per esempio, la spesa di 80.000 euro per l’inerbimento del campo in erba battuta e nel contempo non poter utilizzare - da quasi un anno - il campo in erba sintetica in attesa che vi vengano effettuati lavori di poche migliaia di euro. La mancata oculatezza, per non dir peggio, nella gestione della Castel di Sangro Servizi, con la necessità di dover ricapitalizzare 223.000 euro ha causato, tra le altre cose, un grosso danno al patrimonio castellano. Dal 2013 infatti era programmato l’intervento per la riqualificazione del casale e della chiesa alla Madonna degli Eremiti e la regione Abruzzo aveva finanziato quest’intervento per oltre 53.000 euro cui se ne sarebbero aggiunti altri 70.000 di cofinanziamento dal bilancio comunale, derivanti dalla vendita di alcuni immobili. Ma la ricapitalizzazione della Castel di Sangro  Servizi ha costretto ad utilizzare questi 70.000  euro per ripianare parte del debito impedendo anche di accedere alle provvidenze regionali che sono così tornate al mittente. In questo modo un bene cui tutti i castellani sono affezionati, ed in particolar modo gli Alpini che si sono sempre prodigati per mantenerlo decorosamente, si è visto sfilare 120.000 euro, condannato così ad un degrado sempre più pericoloso causato dalle copiose infiltrazioni d’acqua.

 DSC2956Ma le situazioni critiche sono numerosissime. Cosa dire del totale disinteresse per il verde pubblico? La villa comunale abbandonata, sporca e brulla come nelle peggiori periferie urbane; gli alberi potati senza alcuna cura lasciando spesso monconi informi o radendo al suolo intere porzioni del troppo poco verde presente nel centro cittadino. L’arredo urbano - panchine, cestini, vasi e giochi - quasi assente e certamente indegno di una località a vocazione turistica: è significativo lo stato vergognoso nel quale versano le pensiline del terminal bus che accolgono i tanti che giungono nel nostro paese con i pullman.

Insomma, ben vengano nuove opere pubbliche a beneficio di tutta la cittadinanza, ma forse sarebbe il caso - prima di progettare nuovi interventi quasi inevitabilmente destinati ad un rapido ammaloramento -, di conservare, manutenere e valorizzare adeguatamente quello che già abbiamo, anche utilizzando i proventi derivanti da convenzioni urbanistiche, evitando di buttare questi soldi per opere inutili, come è stato fatto, per esempio, realizzando i marciapiedi in località Sant’Angelo.

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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