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cultura

When the saints go marching in (lights)

Duccio Capannadi Duccio Capanna

I Santi Cosma e Damiano erano due gemelli che pare curassero i malati gratuitamente e che per questo motivo, vattelapesca perché, furono martirizzati da Diocleziano. Da qui forse prese piede l’attuale usanza, da parte di molti medici, di far pagare profumatamente, e spesso anticipatamente, le proprie prestazioni. Ma questa è un’altra storia. Storia più attuale è senz’altro il fatto che i due fratelli, giustamente, vedano il proprio culto diffuso in buona parte d’Italia, soprattutto al centrosud.

Anche Castel di Sangro onora la loro memoria con una festa simil-patronale ma che, per un motivo o per l’altro, non ottiene lo stesso successo di quella in onore del buon San Rufo. Quest’ultimo ebbe infatti la fortuna, se di fortuna si può parlare, di subire il martirio nel mese di agosto, e di vedersi ufficializzare la santità il giorno 27 dello stesso mese. A Castel di Sangro, a dispetto del detto “alla prima pioggia d’auste, arr’mitt’ lu busht”, capita che il 27 di agosto ci sia un clima abbastanza mite, e che di conseguenza i festeggiamenti riescano a coinvolgere buona parte della popolazione, rimpinguata da un’ancora discreta presenza turistica. Quest’anno poi non è stato certo poca cosa l’apporto dell’inossidabile Pupo che dall’alto, si fa per dire, delle sue indiscutibili doti di trascinatore di folle, ha traghettato allegramente i presenti fino al tanto agognato sparo di mezzanotte. Insomma un gran San Rufo, bisogna ammetterlo.0926 3w 864x400 c

Il 26 settembre invece, a queste latitudini, non è infrequente che un vento gelido sferzi già con un certo vigore le nostre valli, triste preludio dell’inverno ormai alle porte. Il pezzo forte della festa del 26 settembre, da un punto di vista strettamente religioso, dovrebbe essere il viaggio che conduce i Santi dalla chiesa sul Castello, loro dimora abituale, verso il paese, con annessa processione, sante messe e quant’altro. Basterebbe questo a rendere suggestiva la ricorrenza. Invece ci si ostina a voler dimostrare ai poveri Cosma e Damiano che la nostra devozione nei loro confronti non è inferiore a quella che proviamo per San Rufo. 

Di conseguenza, se dev’essere festa, che festa sia. E via con la banda, e con i botti, mattutini e pomeridiani. E via con il malcapitato cantante, cui parrà di essere stato catapultato in Alaska, sia per la temperatura che per la densità del pubblico in piazza. E via soprattutto con le luminarie, vera croce e delizia di ogni festa che si rispetti. Blu e fucsia, come fossero state prese a scatola chiusa o scelte da un daltonico. Fitte come foresta amazzonica, sfolgoranti che nemmeno al Moulin Rouge. A Cosma e Damiano sarebbe bastato vedere avvicinarsi le fioche luci del paese anche quest’anno, per essere contenti. O vedersi accompagnare da una folla più numerosa, grazie a un’informazione più capillare sul significato della loro passeggiata, che avesse magari coinvolto anche le scuole.

Perché no? Facciamola di mattina, l’anno prossimo, la discesa dal Castello! E portiamoci le scolaresche, gioiose e festanti, se non altro per aver saltato un giorno di scuola. Mica le processioni devono per forza essere una scia di tonalità che vanno dal grigio al nero! Cambiamo le feste lasciando integro il loro significato, senza però questo triste giocare a rincorrersi con altri eventi, inseguendoli su terreni non favorevoli.

Sì, lo so, a me non va mai bene niente, me lo dicono in molti. L’ho buttata lì, Don Domenico. Metto giù il libro, spengo la luce ed ecco, lontani e ovattati, i botti che annunciano la fine della festa. Li immagino blu e fucsia, come le luminarie. Uno sfavillare rimbombante per pochi coraggiosi. Chiudo gli occhi, e, così ben cullato, lentamente mi addormento.

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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