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cultura

Giovani: il cyberbullismo non è fantascienza

dinennomancodi milena di nenno e luca manco
Il sondaggio: a Castel di Sangro il 32,35% dei ragazzi ha affermato di esser stato umiliato e il 38,5% di sentirsi “triste ogni tanto”

È difficile ormai parlare di piccole realtà isolate rispetto al resto del mondo. Oggi il web non fa differenza tra un piccolo paese e una grande metropoli: le informazioni si diffondono, purtroppo o per fortuna, con la stessa velocità. Il web unisce tutti, ragazzi e adulti, due generazioni che probabilmente avrebbero ben poco da condividere. È evidente come Internet abbia migliorato e velocizzato le nostre vite, ma talvolta è necessario considerare in parallelo i rischi che si corrono, quando sembra difficile la distinzione tra vita online e vita offline.

Certamente noi ragazzi della nuova generazione, nati con la tecnologia in mano, siamo più esposti. Ecco come si diffonde il cyberbullismo tra i nativi digitali, a cui la letteratura scientifica non ha ancora attribuito un’esatta definizione. Si potrebbe però considerare questo fenomeno come discendente del bullismo, ma con un’arma in più: Internet e i cellulari. SF001A preoccupare sono soprattutto le modalità attraverso le quali si diffonde questa sorta di internet mobbing, in quanto non è più necessario il faccia a faccia tra bullo e vittima, ma sms e social network diventano spada e al contempo scudo. I cyberbulli intimoriscono, molestano, mettono in imbarazzo postando foto o video talvolta falsi, fanno sentire a disagio ed esclusi i propri bersagli diffondendo pettegolezzi, e danneggiano la loro reputazione rubando identità o profili online. L’artefice si nasconde dietro l’anonimato e dietro l’assenza di coordinate spazio-temporali, amplificando ulteriormente ogni atto aggressivo. Il materiale condiviso in rete, tra l’altro, è difficile da eliminare poiché si diffonde con grande velocità; per questo il cyberbullo ha meno difficoltà a decolpevolizzarsi e la vittima si sente sempre più impotente.

Infinite modalità di condivisione (Instagram, Facebook, Whatsapp e sms) e infiniti spettatori: ciò che rende inarrestabile il cyberbullismo. Per questo motivo è anche possibile parlare di una diminuzione dell’età media dei ragazzi coinvolti: il 22% dei casi infatti coinvolge come vittime, ma anche come aggressori, bambini che devono compiere il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media. Un dato allarmante, d’altra parte i bambini di questa fascia di età solamente da qualche anno possiedono uno smartphone e un profilo online.       

I professori Roberto Gianfelice, Franco Rezzano e Andrea Cascianelli dell’istituto Patini-Liberatore di Castel di Sangro, in occasione della giornata di orientamento (dicembre 2017), hanno condotto un sondaggio sul fenomeno del cyberbullismo. Il 10,45% del campione, costituito da ragazzi dell’ultimo anno di scuola secondaria di primo grado, ha dichiarato di aver “qualche volta” ridicolizzato o preso in giro i compagni e il 3,03% di offendere “spesso” un coetaneo, anche tramite internet e social network. Inoltre, il 32,35% dei ragazzi ha affermato di esser stato umiliato e il 38,5% di sentirsi “triste ogni tanto”. 

Le vittime del cyberbullismo spesso, considerata la gravità del danno psicologico e personale, non reagiscono. Talvolta un fattore fortemente limitante è la paura del giudizio non solo dei propri coetanei, ma anche degli adulti, che tendono a generalizzare e a ritenere tutti ragazzi “di oggi” colpevoli di un utilizzo improprio della tecnologia. Senza dubbio la maggior parte dei ragazzi non ha ancora sviluppato la maturità necessaria per comprendere dov’è situata la linea di confine tra lo scherzo e un’azione grave attraverso i social network.         

Ad ogni modo, la consapevolezza delle numerose insidie del web può esser raggiunta solamente attraverso un processo di educazione all’utilizzo di questo strumento, sin dall’infanzia. Questo tipo di educazione dovrà necessariamente essere garantita da adulti che affrontano il problema e non vi voltano le spalle ricordando i vecchi tempi senza tecnologia, in cui i bambini giocavano all’aperto e il cyberbullismo non compariva nemmeno nei film di fantascienza.

 

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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