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cultura

L'intervista

Duccio Capannadi Duccio Capanna
intervista ad angela caruso.

“La mia intenzione, che ho già anticipato anche ai ragazzi che abbiamo avuto modo di ospitare, è che da questa estate saranno anche loro a condurre questi laboratori. Saranno loro a creare una tipologia didattica da offrire ai bambini più piccoli e accompagnarli in un percorso”. 

Queste parole riassumono in maniera inequivocabile il pensiero di Angela Caruso, dal mese di aprile dello scorso anno alla guida del Museo Civico Aufidenate di Castel di Sangro. L’abbiamo incontrata un venerdì pomeriggio nelle sale del museo, e abbiamo approfittato per rivolgerle qualche domanda.

Angela, da meno di un anno dirigi il Museo Civico Aufidenate. Un direttore giovane per una realtà tutto sommato giovane, testimone però di una cultura antica. Ritengo sia cosa bella e positiva, saperti al timone di questa struttura, ma solitamente il tuo è un ruolo spesso riservato a personalità più “mature”. Come ci sei riuscita? In parole povere, da dove arriva Angela Caruso? 

«Angela Caruso arriva innanzitutto da un’idea del sindaco Angelo Caruso. È stato lui a propormi questo incarico, che ho raccolto con grande entusiasmo in quanto  fortemente legata alle mie radici e alla mia identità territoriale. Questa del Museo Civico Aufidenate è una realtà che ho sempre vissuto e amato, con la quale ho collaborato sin da piccolina. Per questo, pur avendo iniziato da meno di un anno, è stato semplice costruire un team e sviluppare un programma estivo e annuale di successo».

Cosa hai trovato al tuo arrivo, e cosa ritieni di aver cambiato nella gestione della struttura? 

Grandi cambiamenti non direi, è stata piuttosto un’intensificazione di programmi già esistenti. Si è trattato di consolidare una squadra, di mettere in atto progetti dei quali già si parlava da anni, di aver aperto la struttura non solo al territorio ma soprattutto ai ragazzi, avviando laboratori didattici a tema archeologico per bambini, intensificando le attività culturali come i tè letterari e le presentazioni di libri e consolidando patti d’intesa già esistenti come quello con l’istituto filosofico italiano di Napoli.

Quali sono le peculiarità di ciò che è custodito nel museo e qual è il pezzo del quale ti senti più orgogliosa?Angela Caruso e l'epigrafe in lingua Osca

C’è da dire prima di tutto che il museo è ospitato in questa bellissima struttura splendidamente restaurata del Convento della Maddalena, convento cinquecentesco francescano che è già di per sé un’opera d’arte. Qui  è conservata la nostra collezione storica, quella che era nell’antico Museo Aufidenate prima della Seconda Guerra Mondiale, arricchita di nuovi  pezzi. È suddiviso in tre sezioni. Quella paleontologica italica, sannitica dove si trovano i pezzi più preziosi: due epigrafi in lingua osca, di cui una oggetto di studio recente da parte di un’università belga e dell’Università “La Sapienza” di Roma. La seconda è la sezione Romana, la civiltà aufidenate, fatta di epigrafi, di vasellame, di un forte richiamo di quella che era l’economia locale dell’epoca. Poi abbiamo una sezione (ancora da catalogare) che riguarda la parte più moderna e che spesso è utilizzata per esposizioni temporanee. Una sezione in continuo assestamento che viene adattata all’esigenze e alle caratteristiche delle proposte che ci giungono e che decidiamo di ospitare.

Concerti, mostre d’arte e di fotografia, incontri letterari, giornate di studio. Le attività svolte presso il museo durante l’estate scorsa sono state il punto di forza della stagione turistica Castellana, perlomeno dal lato più strettamente culturale. È sufficiente questo per poterci ritenere soddisfatti dell’offerta turistica che proponiamo a chi, solitamente, non si accontenta di sagre, sport o giochi popolari?

Quella dello scorso anno è stata una grande stagione. Perché si è andata via via intensificando, anche per una serie di incastri generati dalla formazione di vere e proprie reti, con l’amministrazione comunale, con l’archeoclub di Sulmona, o con altri musei, come il Musec di Isernia. Una rete crea una comunicazione costante, non solo per pareri museali, ma anche per progetti futuri. È stato un programma sicuramente ricco, ma la nostra prospettiva è quella di creare continue novità e di dare un’offerta formativa adeguata al territorio e all’identità di Castel di Sangro. Ma sicuramente è un’offerta formativa che, oltre a mantenere quello che abbiamo già fatto, vorremmo intensificare aprendo il museo ai bambini e ai giovani, attraverso attività laboratoriali e didattiche. Portarli qui e mostrare loro quella che era la nostra antichità, farli diventare piccoli archeologi. Visitatori che, nel prossimo futuro, avranno il compito di mantenere vivo questo luogo.

Quale è stato il ruolo giocato dagli enti locali (Regione, Provincia, Comune) nell’organizzazione degli eventi che hanno visto il museo protagonista lo scorso anno? Trovi a volte “resistenze” per attività giudicate poco adatte alla nostra città o alla nostra utenza turistica?

Una spalla forte è stata quella dell’amministrazione comunale, che crede fermamente in questa struttura e che ha sostenuto tutti gli eventi che abbiamo organizzato, consentendoci spesso di tenere aperto il museo anche oltre l’orario normale. 

La Pro-Loco castellana partecipa attivamente alla pianificazione e alla realizzazione delle manifestazioni?

Il museo fa parte di una rete e in questa rete ci sono tante altre realtà castellane. Il nostro obiettivo è quello di dare un’offerta diversificata. La collaborazione consiste esclusivamente nel fare in modo che non si sovrappongano gli eventi e si garantisca una copertura completa del calendario.

I giovani sono i proprietari del futuro e di quella cultura che oggi appartiene a noi. Quali sono le iniziative già realizzate e quelle da realizzare affinché diventino, domani, frequentatori abituali di musei? Ho due figli liceali che si cimentano, non sempre con grande entusiasmo, in quell’attività astratta e a volte un po’ oscura che risponde al nome di “alternanza scuola-lavoro”. Cosa fare per rendere quest’esperienza positiva e davvero formativa? C’è qualche idea per convogliare verso il museo, o l’archeoclub, simili esperienze?

L’alternanza scuola-lavoro è un laboratorio formativo di grande complessità. La proposta che vorremmo fare alle scuole è di intensificare il laboratori didattici. La mia intenzione, che ho già anticipato anche ai ragazzi che abbiamo avuto già modo di ospitare, è che da questa estate saranno anche loro a condurre questi laboratori. Saranno loro a creare una tipologia didattica da offrire ai bambini più piccoli e accompagnarli in un percorso. Ovviamente i ragazzi saranno prima formati, attraverso la conoscenza della storia locale, dopodiché, con questa consapevolezza, saranno loro ad accompagnare i più piccoli, creando e strutturando in autonomia le attività. Magari è un obiettivo un po’ ambizioso per poterlo fare già da quest’estate, però esistono già i presupposti per un primo anno di affiancamento agli archeologi che già conducono il laboratorio e dal prossimo anno potranno essere loro stessi i conduttori di tutte le attività.

Solitamente il Museo Civico Aufidenate, soprattutto dai nostri concittadini, viene visto come una struttura un po’ “distante” dalla realtà castellana, dal punto di vista di attività e contenuti, ma anche per motivi puramente logistici. Come intendi rompere questa convinzione dei nostri concittadini?

Questa convinzione già la scorsa estate è stata in parte infranta, perché i cittadini hanno capito che questo è un luogo dove si sta bene, dove si può anche ascoltare musica, magari sorseggiando un bicchiere di vino o dove si può visitare una mostra temporanea a un’ora insolita. Purtroppo per noi esiste anche una problematica legata agli eventi atmosferici. Per fortuna lo scorso anno il clima è stato quasi sempre piacevole, e ci ha consentito di svolgere tutte le attività programmate.  Penso che fondamentalmente avvicinare il museo ai cittadini dipende tutto dal programma, dagli orari di apertura e dalla disponibilità di chi opera. Cioè da una serie di componenti che formano un meccanismo che in parte è già partito, favorito da una serie di opere già messe in atto, non solo da noi. I presupposti c’erano già, anche l’impegno dei precedenti direttori, come Lino Alviani o Ezio Mattiocco, oltre a tutto il lavoro che viene svolto dall’archeoclub, sono cose che hanno consentito di far giungere a noi un museo in ottime condizioni di manutenzione e dove ogni pezzo è stato valorizzato e catalogato e dove lo studio e la ricerca sono sempre in evoluzione.

21146 48e586e0ec9cca14cdc8853426358f50 1502182943C’è qualcosa che avresti voluto realizzare in questo primo anno, e che non sei riuscita a completare? Perché?

Sì. (Risata) Avrei voluto un auditorium. Purtroppo creare un auditorium, all’interno della chiesa  di Santa Maria della Maddalena richiede l’apporto di un finanziamento importante. Il fatto che non ci sia una struttura coperta, oltre alle sale, blocca gran parte delle attività, creando un limite nel coinvolgimento delle scuole, soprattutto durante l’inverno. Conto sul fatto che qualcuno ci stia già lavorando e spero che sia solo questione di tempo! 

Alla luce di ciò che hai fatto e di ciò che hai in mente di realizzare, guardando all’associazione e al museo civico Aufidenate, qual è, in questo momento, il tuo sogno?

Il mio sogno era quello di creare un team, cosa che sta già avvenendo. Quello prossimo  è di entrare in una rete museale più ampia, per avere un livello e una considerazione maggiori, premiando quello che il museo realmente vale. Ma prima di tutto dobbiamo essere noi a crederci.

Alla fine della chiacchierata abbiamo fatto un bel giro del museo, che ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, l’attaccamento di Angela alla nostra storia e alle vestigia che ne sono testimoni. Il museo civico Aufidenate è in buone mani. Mani giovani a servizio di un pensiero moderno e aperto, che senza dubbio manterrà le aspettative, donandoci l’opportunità di vivere quegli eventi che tanto mancano a chi rimpiange stagioni più votate alla cultura rispetto a quelle che hanno contraddistinto gli ultimi anni di storia castellana.

 

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testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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