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cultura

Raccolta differenziata: dodici mesi, dodici domande

Duccio Capannadi Duccio Capanna

Proprio in questi giorni, un anno fa, partiva la raccolta differenziata su tutto il territorio comunale, al termine di un periodo di prova riservato a una parte delle famiglie castellane. Dopo un anno è tempo di bilanci. La differenziata porta a porta, a dire il vero, non fu accolta in maniera molto benevola dai cittadini. Si ricordano distintamente malumori e sonore sbuffate da parte di molti, e il coro quasi unanime fatto di interrogativi semplici, del tipo: “ch’ema fa, mo’?” o “che è ‘sta novità?”. Fino ad arrivare a veri e propri dubbi amletici: “ma una povera vecchietta che sta sopra alla Civita come fa?”, pronunciati da baldanzosi giovanotti nel fiore degli anni. Sbuffa oggi, brontola domani, bene o male il popolo castellano si è piegato giocoforza alle nuove regole e ha dimostrato di sapersi ben destreggiare con mastelli e calendari ecologici. Ma oggi siamo certi di poter stilare un bilancio positivo di questi dodici mesi da cittadini virtuosi? Nonostante l’impegno e la professionalità dell’architetto Paolo Di Guglielmo, vero e proprio deus ex machina piovuto come manna dal cielo a mettere a punto un meccanismo per nulla semplice, e nonostante la disponibilità e l’efficienza degli operatori Cogesa, sembrerebbe proprio di no.

Analizziamo tutto dal principio: i primi mesi, si sa, sono sempre i più difficili, e il primo scoglio si materializzò quando, a pochi giorni dal via, erano ancora monumentali i cumuli di mastelli in cerca di padrone sotto la curva sud del Patini. Il castellano non andava a prendersi i suoi bei contenitori e la cosa preoccupava non poco. Poi, dopo i primi giorni, quando per strada si vedeva ancora un mastello ogni anno-luce, le vie si sono progressivamente e gioiosamente popolate di variopinti contenitori. Variopinti perché all’inizio ognuno metteva fuori un po’ quel che gli pareva, sia perché faceva confusione con il calendario (nella notte a cavallo tra martedì e mercoledì, metto fuori quello che c’è scritto al martedì o al mercoledì? Il blu o il giallo?) sia perché è facile che qualcuno ci marciava e sperava nell’indulgenza dell’operatore di turno. Secondo ostacolo, i cittadini non residenti. Impossibilitati, pare, a fare il loro dovere fino in fondo, e dovendo, per farlo, sottrarre tempo prezioso al tanto bramato riposo lungo appena il piccolo spazio di un week end, questi hanno preso a lamentarsi, soprattutto sui social, dove il povero Di Guglielmo doveva farsi in quattro per rispondere a tutti, anche di notte. Come se gli venisse pagata la reperibilità.         

Visto che non erano ritenuti sufficienti i pur ampi orari di apertura del centro di raccolta, i nostri ospiti sono stati prontamente soddisfatti, con l’installazione di isole ecologiche sparse su tutto il territorio comunale. Moderne e pure carucce, si attivano come per magia alla vista della tessera sanitaria, distinguendo il residente, che non può utilizzare il servizio, dal non residente. Tutti contenti? Macché. Come nel miglior teatro dell’assurdo, smarrendo ogni senso di logica e razionalità, sono cominciati a spuntare come funghi i “residenti non residenti” che, pur di non sottostare agli orari del centro di raccolta, hanno fatto outing, dichiarando pubblicamente, e senza alcun pudore, la loro condizione di cittadini ibridi. In pratica, risiedo qui per risparmiare qualche soldino, ma non ci sto sul serio quindi, per cortesia, fate usare la tessera anche a me! Per fortuna nessuno ha dato loro ascolto, altrimenti saremmo balzati, non senza sberleffi, all’onore delle cronache.   

Alla luce dei fatti e delle pronte risposte date alle richieste degli utenti, parrebbe quindi che tutto sia andato per il meglio. Ma, ahinoi, è il territorio a riferirci il contrario. Complice il diffuso malcostume, vera e propria iattura dei nostri giorni, guardandoci intorno scopriamo un panorama desolante, fatto di sacchetti abbandonati nei pressi delle isole ecologiche o al cancello del centro di raccolta, di cestini pubblici riempiti in un sol colpo con buste stracolme di rifiuti e, cosa peggiore, di immondizia lanciata lungo le strade di collegamento che circondano Castel di Sangro.           

Le domande, a questo punto, sorgono spontanee. Perché non è stato fatto nulla per individuare i cittadini che, a dodici mesi dall’ora X, non si sono ancora preoccupati di ritirare i mastelli? Perché non vengono perseguiti, nonostante la presenza delle telecamere, coloro che abbandonano impunemente il pattume di fianco alle isole ecologiche? Perché non viene installata una telecamera anche all’ingresso del centro di raccolta? E ancora, perché non si invitano gli operatori economici a contribuire al decoro urbano non solo facendo la differenziata, ma anche conferendola in maniera dignitosa, per esempio schiacciando quei cartoni che spesso e volentieri ingombrano i marciapiedi del centro? Perché non si è ancora pensato a iniziative per sensibilizzare i cittadini alla pratica di una spesa intelligente, con l’obiettivo di diminuire la mole di rifiuti che lasciamo ogni mattina fuori dall’uscio? E, per passare a questioni più tecniche, qual è la quota di raccolta differenziata da raggiungere perché il cittadino possa risparmiare sulla (esosa) tassa comunale? Qual è il dato ufficiale attuale? Ci siamo vicini o serve un maggior impegno da parte di tutti? In definitiva, perché non si porta a compimento, dando un bel giro di vite, quanto di buono si è programmato e solo parzialmente realizzato? Ancora oggi, in bella vista sul sito del comune c’è un comunicato di inizio anno che, introducendo l’ecocalendario del 2017, recita testualmente: «ogni non residente può conferire quando vuole i rifiuti, sempre in modo differenziato, […] dall’istante in cui le isole automatiche saranno operative, non verrà più tollerato alcun abbandono sul territorio. […] Saranno infine posizionati sul territorio contenitori per cicche di sigarette e contenitori per deiezioni canine. Anche per queste cose, dal momento in cui verranno installati, tolleranza zero per chi getterà per terra le cicche di sigarette o non si preoccuperà di raccogliere le deiezioni dei propri animali.»

Perché non si è dato corso a queste promesse? Molti contenitori per le cicche, posizionati sui lampioni cittadini con l’ausilio di una fascetta di plastica sono addirittura spariti, e non risulta sia stato multato anche un solo cittadino per aver usato la strada come posacenere, né che sia stato anche solo richiamato chi non abbia lavorato di sacchetto e paletta mentre era in compagnia del suo amico a quattro zampe. Perché? Forse che al buon Di Guglielmo, date le sue indubbie qualità, nel frattempo è stata rifilata qualche altra brutta gatta da pelare? È facile definirsi virtuosi, magari nascondendo la polvere sotto il tappeto. Meno facile è dimostrare di esserlo davvero, riuscendo a convincere, tra gli altri, anche tutti quelli che si preoccupavano per la vecchietta della Civita. E dimostrando loro che il vero problema è la pessima abitudine di accampare scuse per non adattarsi alle nuove regole, e per mascherare un’avvilente generale noncuranza e un malcelato disprezzo verso il decoro e l’ambiente.

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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