Create a Joomla website with Joomla Templates. These Joomla Themes are reviewed and tested for optimal performance. High Quality, Premium Joomla Templates for Your Site

alto sangro

Febbre da gioco: Castel Di Sangro maglia nera

Daniele Marinellidi Daniele Marinelli

Ogni anno gli Italiani spendono 96 miliardi di euro per il gioco legale. A fronte di vincite per 77 miliardi, il saldo negativo a carico dei giocatori è di ben 19 miliardi di euro, circa l’1% del Pil. I numeri fotografati dall’agenzia delle dogane e dei monopoli per l’anno 2016 sono da capogiro. In questo quadro molto preoccupante, Castel di Sangro figura tra gli esempi peggiori, conquistando il primato negativo in Alto Sangro e Valle Peligna: nella nostra città la spesa complessiva supera i dieci milioni di euro. Il calcolo pro capite, se possibile, è ancora più inquietante: ogni residente spende per il gioco mediamente 1641 euro all'anno.

Sono numeri in parte condizionati dall’afflusso turistico e dal nostro ruolo di attore principale in ambito di comprensorio;tuttavia, di fronte a cifre così impressionanti, sottovalutare il tema con un’alzata di spalle sarebbe imperdonabile e irresponsabile. Il vorticoso giro d’affari del gioco d'azzardo produce effetti pesantissimi nel cuore vivo delle comunità. Se sconfina il limite del divertimento, come molte volte accade, il fenomeno finisce per generare impoverimento e disperazione. Aggrava situazioni economiche già precarie, lasciando segni indelebili nella vita di tante persone e di tante famiglie; la ludopatia, effetto patologico del vizio del gioco, è una tra le più minacciose droghe del nostro tempo.

In questo contesto, le amministrazioni pubbliche hanno il dovere di mettere in campo tutti gli strumenti a loro disposizione per contenere ogni degenerazione. Cosa può fare un Comune? Non è un terreno semplice: bisogna dirlo senza finzioni e fuori da ogni tentazione propagandistica. Il quadro normativo di riferimento è a macchia di leopardo, con il Parlamento che mostra una certa timidezza ed il Governo che non è da meno. Se facciamo eccezione per il decreto Balduzzi del 2012 e per qualche piccolo intervento nelle leggi di stabilità, la sostanza è che fino a questo momento il legislatore è sfuggito alla sua responsabilità di emettere provvedimenti di riordino del settore (ogni anno le entrate fiscali che derivano dal gioco sono poderose: un veleno iniettato nelle finanze pubbliche che fa da deterrente all’adozione di interventi più concreti ed efficaci da parte dello Stato). Si mostrano un po’ più intraprendenti le Regioni, territorialmente più prossime al fenomeno e dunque più sensibili ai suoi effetti più problematici. Nell’ottobre del 2013 la Regione Abruzzo ha approvato la legge 40, “disposizioni per la prevenzione della diffusione dei fenomeni di dipendenza dal gioco”, che ha introdotto, tra le altre cose, limitazioni alla distanza delle slot dai luoghi sensibili. Successivi provvedimenti hanno poi individuato l’opportunità di intraprendere campagne di prevenzione, in collaborazione con i Comuni e le istituzioni scolastiche, ma gran parte delle leggi emanate sono ferme per mancanza di fondi.

Nella giungla delle norme comunitarie, nazionali e regionali, sempre più spesso irrompono le ordinanze o le deliberazioni dei Comuni, che puntano ad approvare concrete misure di contrasto alla incontrollata proliferazione del gioco d'azzardo. I provvedimenti che si possono adottare sono molteplici: l’introduzione di significative distanze minime da luoghi sensibili come scuole, strutture culturali, sanitarie o centri aggregativi; i divieti di apertura in determinate aree, considerate maggiormente a rischio; la riduzione degli orari di apertura dei locali; gli incentivi fiscali per gli esercenti no-slot; forti controlli antiriciclaggio e antimafia; stringenti requisiti per i locali (divieto di vetrine oscurate o slot nei seminterrati) e diffuse campagne pubblicitarie e informative, in particolare nelle scuole. 

Dopo una prima fase piuttosto contraddittoria, anche la giurisprudenza tende ormai a riconoscere la liceità degli interventi delle pubbliche amministrazioni – in particolare se sostenuti da un'adeguata istruttoria sulle dimensioni e l’impatto sociale del problema – rigettando ricorsi e richieste di risarcimento. 

È evidente che il fenomeno, per dimensioni e caratteristiche, attiene ad una sfera che non può essere di esclusiva competenza della politica, ma è altrettanto vero che quest'ultima non può abdicare al suo ruolo e alle sue prerogative. Affrontare questa sfida potrebbe non essere semplice, ma è arrivato il momento di intervenire. Serviranno coraggio e capacità di visione: le scelte orientate all’interesse generale di una comunità in alcuni casi possono essere difficili, per certi versi impopolari, ma non per questo sono meno giuste. Progetto Comune è pronto, da subito. Un buon amministratore, per dirla come De Gasperi, non guarda alla prossime elezioni, ma alle prossime generazioni.

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
  • Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Seguici su :