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alto sangro

Tredici diviso tre uguale a tre

Ugo Del Castellodi ugo del castello

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“Come è possibile immaginare una cosa del genere!” “Sei un asino!”. “La matematica non è un’opinione!” E così via dicendo, saranno alcune tra le tante espressioni di meraviglia e di accusa rivolte a chi possa immaginare un’aritmetica di questo tipo. E invece io dico che è tutto possibile, Archimede non me ne voglia, perché il limite non sta nell’operazione aritmetica, ma nella capacità degli abitanti dell’ex Comunità Montana Alto Sangro e Altopiano delle Cinquemiglia di riorganizzare il territorio in tre parti adeguate ed omogenee. Tredici comuni che si dividono e si riuniscono in tre entità nuove e omogeneamente raggruppate sul territorio. Un comune unico tra Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena e Barrea.

Un comune unico tra Castel di Sangro, Alfedena, Scontrone e Ateleta. Un comune unico tra Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e Rocca Pia, se quest’ultima non desideri rivolgere i suoi interessi verso la Valle Peligna.

Un’operazione politica di alto profilo, necessaria per rivoluzionare e rivitalizzare l’intero territorio dell’Alto Sangro e degli Altopiani Maggiori. Attuarla nella maniera prospettata consente, a mio avviso, di sfruttare al meglio i rapporti umani che inevitabilmente sono rafforzati dalla vicinanza dei paesi raggruppati nelle tre entità territoriali. Un cittadino di Pescocostanzo non riesce, non è riuscito a percepire come sue le problematiche di Pescasseroli, mentre riesce a individuare con più naturalezza quelle dei due paesi vicini di Rivisondoli e Roccaraso, le vive, in fondo. E così dicasi per ognuno delle altre località.

Personalmente, prima ancora che fossero emanate le norme relative alle unioni, associazioni di servizi, fusioni di comuni, ho sempre immaginato che Roccaraso, Rivisondoli, Pescocostanzo e Rocca Pia fossero un solo comune – ho addirittura coniato il nome del nuovo comune, quello di Ama quale acronimo di Altopiani Maggiori d’Abruzzo, scusate l’ardire – e non per andare solo incontro alla razionalizzazione delle spese, che sono fattore di primaria importanza. Nel corso degli anni l’attività turistica si è modificata sensibilmente e l’offerta di una singola località si è rivelata insufficiente ed incompleta. Le quattro località degli Altopiani hanno caratteristiche diverse e non averle offerte al turista in maniera unica, completa e coordinata è stato un errore, grave, al punto che questo territorio non è più stata una destinazione amata e quindi progressivamente ignorata. Tutto si è ridotto infine a una settimana natalizia, al mordi e fuggi dei week end sciistici e a una decina di giorni intorno a ferragosto. Di contro ogni località si è svenata per proporre manifestazioni canore che in molti casi o hanno offeso la dignità del turista o sono state oggetto di feroci e giustificate critiche per il dispendio inaudito di risorse finanziarie. Tante altre manifestazioni si sono rivelate inefficaci da un punto di vista dell’immagine perché rese in maniera approssimativa, vedi i Mondiali juniores di sci Alpino del 2012.

È quindi necessario, a mio avviso, rincominciare dal piccolo, perché non solo è bello, ma è soprattutto efficace per abituare le comunità così riunite a ragionare non solo per il proprio campanile, ma anche per gli altri che si intravedono affacciandosi alla finestra della propria casa. Il discorso è più complesso e per questo più completo in termini di risultati, che sicuramente saranno positivi.

Quindi tre fusioni, tre sindaci, tre amministrazioni comunali. Buona fortuna!

 

 

1848
testata giornalistica dell'Associazione "Progetto Comune"
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